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La nostra storia
1955: Questa la sfida lanciata dal cardinal Montini di Milano (futuro San Paolo VI) all’ora Rettor Maggiore don Zigiotti: “Se voi educate i ragazzi bravi, sono buoni tutti più o meno. Ma bisogna che vi misuriate con quelli non bravi, con quelli ribelli, con quelli pericolosi, con quelli con cui gli altri non riescono. Fate vedere, saggiate il vostro metodo”. Pochi mesi dopo scriverà al Prefetto di Milano questa la lettera: “Dia Arese ai salesiani! E poi vedrà! Lo dia a Don Bosco”.
Da allora il sistema preventivo di don Bosco è diventato la linea guida del progetto educativo del Centro, fondato su ragione, religione e amorevolezza per oltre mille ragazzi che sono stati accolti nella struttura e hanno frequentato i corsi di avviamento professionale. Provenivano da famiglie povere, da contesti sociali a rischio di emarginazione e di devianza. Per tanti di loro la famiglia salesiana è stata l’unico luogo di affetto, attenzione e cura. Tanti ragazzi sono cresciuti e si sono costruiti un futuro entrando nel mondo del lavoro. Nel corso degli anni diversi laici educatori hanno affiancato i Salesiani insegnando la gioia dello stare insieme, la bellezza del gioco, la speranza di una mano che aiuta e lo sguardo che scorge il «buono» nell’altro.
Dalle origini a oggi molto è cambiato, ma non lo spirito del fondatore, che ancora detta le linee educative per chiunque passi da Arese. Oggi al Centro ben 800 ragazzi frequentano la formazione professionale, circa 150 frequentano i corsi post-diploma; sono presenti due Foresterie Lombarde con 14 ospiti lavoratori [infermieri, dottori, insegnanti], Campus don Bosco per l’ospitalità di 18 ragazzi universitari e dei percorsi post diploma e un progetto antidispersione (PIT-STOP) e per ragazzi preadolescenti con una cinquantina di ragazzi.